RAZIONALE

Le infezioni acute delle basse vie respiratorie, quali polmoniti comunitarie (CAP) e riacutizzazioni di bronchite cronica (AECB), sono responsabili di un’alta prevalenza di morbidità e mortalità in tutto il mondo. Le infezioni batteriche sono le responsabili della maggior parte di tali patologie e rappresentano la principale indicazione alla terapia antibiotica.
Le riacutizzazioni di BPCO costituiscono una delle maggiori criticità nella gestione di tale patologia nel setting della medicina Generale. Infatti, la definizione della AECB è: “peggioramento della sintomatologia (tosse, espettorato, dispnea) che richiede una terapia aggiuntiva o comunque una modifica della terapia stessa”. Non esiste cioè un biomarker di riacutizzazione, ed a ben vedere la diagnosi si basa essenzialmente, sul dato clinico e sulla certezza della diagnosi di BPCO. Le criticità della gestione delle riacutizzazioni sono quindi diverse, una riacutizzazione in un soggetto con una BPCO grave, può portare all’esordio di un insufficienza respiratoria e alla necessità di ossigenoterapia, al contrario una riacutizzazione di BPCO in stadi lievi o moderati di BPCO, nei quali spesso manca la diagnosi, può portare al mancato riconoscimento della AECB, e quindi ad una terapia sintomatica solo con antibiotici o cortisonici, senza intraprendere il percorso appropriato, che deve avere una patologia cronica, che ha una tendenza evolutiva, come la BPCO.
La riacutizzazione di BPCO riconosce in oltre il 70% dei casi, una causa infettiva, virale o batterica, ed è quindi importante l’appropriatezza, oltre della diagnosi anche della terapia antibiotica, quando necessaria. L’aumento, e soprattutto, la purulenza dell’espettorato, può suggerire l’utilizzo della terapia antibiotica. La terapia è quasi sempre empirica in medicina generale, ma deve essere ragionata. La conoscenza della diagnosi di BPCO, ma soprattutto la gravità dell’ostruzione, può essere utile nel decidere quale antibiotico prescrivere. Infatti, un FEV1 > 50%, e una BPCO di grado moderata, specie se esordita al di fuori dell’ambiente ospedaliero, può suggerire la presenza di germi Gram+, con valori inferiori di FEV1 30-50%, aumenta la probabilità della presenza di germi Gram negativi e nei pazienti più gravi la possibilità della presenza di Pseudomonas, di cui il MMG deve tenere conto nel prescrivere una terapia antibiotica appropriata, nel caso in cui non ritenga necessario l’invio in ambiente ospedaliero.
L’appropriata terapia antibiotica condiziona sia l’esito clinico che l’eradicazione batterica nel soggetto affetto.
Pertanto, la “terapia empirica ragionata”, che rappresenta la modalità di riferimento della prescrizione di antibiotici nelle cure territoriali, ha come obiettivo quello di scegliere il farmaco appropriato per quel tipo di infezione in quel paziente, alla giusta dose e per il giusto periodo di tempo, al fine di ottimizzare il risultato clinico e batteriologico. I criteri su cui si fonda la terapia empirica ragionata sono essenzialmente clinici (le caratteristiche del paziente, le sue comorbidità e le terapie in corso, quelle della malattia, la sede di infezione), epidemiologici (dati di sorveglianza sulle resistenze batteriche) e farmacologici (farmacocinetica e farmacodinamica, interazioni tra farmaci, sicurezza d’uso e costi). Al contrario, il risultato di una terapia antibiotica inappropriata si rifletterà sia sul fallimento terapeutico che su un aumento delle resistenze batteriche, che rappresentano oggigiorno una vera e propria emergenza di sanità pubblica, anche in considerazione del limitato numero di molecole antibiotiche a disposizione. L’inappropriato uso di antibiotici può quindi contribuire ad aggravare il profilo e la diffusione di patogeni resistenti e ad essere alla base dei futuri insuccessi terapeutici.
In Italia, l’80-90% dell’utilizzo degli antibiotici avviene a seguito di una prescrizione da parte del Medico di Medicina Generale (MMG). Pertanto, la Medicina Generale rappresenta il punto focale per il monitoraggio del consumo di questa classe di farmaci ed anche il principale target su cui agire per migliorare il pattern prescrittivo.
Per migliorare l’appropriatezza prescrittiva degli antibiotici, le Autorità regolatorie e le Istituzioni sanitarie pubbliche, nazionali e internazionali, hanno fino ad oggi tentato diverse strategie, sia di ordine meramente burocratico (note AIFA, giustificazione di una prescrizione da parte della ASL), sia di natura informativa (campagne nei confronti di medici e cittadini), sia infine di natura formativa (sistema ECM). I risultati si sono rivelati parziali e limitati nel tempo. La strategia che la SIMG intende proporre con questo progetto è quella di un intervento formativo “sistemico” che individui diverse attività, sinergiche tra loro: casi clinici interattivi integrati con focus di approfondimento in video- lezione guideranno il discente nel ragionamento clinico-anamnestico utile ad orientare con appropriatezza l’intervento terapeutico.
Ultime modifiche: giovedì, 10 febbraio 2022, 09:52